Per colpa di un fungo è ora ricoverata in gravissime condizioni. L’episodio vede come protagonista una donna che, nei giorni scorsi, durante un’escursione nei boschi del lago d’Iseo con il marito ha raccolto alcuni funghi. Tra questi, però, c’era anche un’amanita falloide, nota anche come “angelo della morte” per la sua potenza velenosa, che colpisce soprattutto il fegato.

La donna, giunta a casa, inconsapevole di aver raccolto un fungo molto pericoloso, lo ha cucinato e mangiato: i sintomi sono giunti poco dopo, fino al ricovero in ospedale, dove è ancora tenuta sotto osservazione in condizioni molto gravi. Una vicenda, questa, che ricorda l’importanza della prevenzione e della conoscenza delle specie di funghi che si possono trovare sul territorio, non sempre tutti commestibili.

Basti pensare che nelle ultime settimane si sono verificati altri quattro casi di avvelenamento tra la Vallecamonica ed il lago d’Iseo: due persone sono rimaste avvelenate dopo aver assaggiato un’amanite muscaria, mentre altre due hanno ingerito un porcino del fieno scambiando per la specie commestibile. E’ necessario, insomma, saper distinguere quali funghi tra quelli raccolti si possono mangiare e quali, invece, no.

Proprio per questo motivo l’Ats della Montagna ha attivato dal 3 agosto scorso e fino al 30 ottobre l’Ispettorato Micologico tramite nove sedi sul territorio, di cui una a Darfo (il martedì dalle ore 14:00 alle 15:00, chiamando lo 0364 32 93 95), una a Breno (da lunedì a venerdì, su prenotazione chiamando il numero sopra citato) ed una a Montecampione (il giovedì dalle ore 14:00 alle 15:00, chiamando sempre lo stesso numero).

Qui dei micologi esperti sono a disposizione gratuitamente per dare consigli e valutare quanto raccolto; fino al 3 novembre, inoltre, sarà attiva la Pronta Reperibilità Micologica, che collabora con gli ospedali in caso di sospetta o certificata intossicazione da funghi.

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