La Corte d’appello ha confermato ma ridotto le condanne a carico di Marco Maffessoli, 48 anni, e Bortolino Balotti, 73, rispettivamente presidente e consigliere dell’associazione Croce del Papa di Cevo, per l’omicidio colposo di Marco Gusmini, 21enne di Lovere morto sul colpo, in seguito al crollo dell’enorme manufatto collocato sul Dosso dell’Androla, durante una gita con il gruppo della parrocchia nel 2014.

Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza, ben 33 pagine nelle quali si legge che “anche ipotizzando lo stato di degrado del legno eventualmente risalente a tanti anni prima non eliderebbe comunque la responsabilità di coloro che dovevano, a maggior ragione, preoccuparsi delle condizioni del manufatto”.

Realizzata per la temporanea installazione allo stadio di Brescia in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II e ricollocata a Cevo nel 2005 l’imponente Croce di Job, per i consulenti, era “in pessimo stato di conservazione”.

Le difese hanno eccepito la mancanza di poteri di intervento in ordine alla manutenzione della croce da parte dei singoli membri del consiglio direttivo, contestando quindi l’assunzione di una posizione di garanzia dovuta alla mancata presa in carico del manufatto, in capo al Comune di Cevo. Non per la Corte, che ricorda: l’associazione Croce del Papa è stata costituita dal Comune e dalla parrocchia di Cevo nel 1999 appositamente per ricevere la cessione del manufatto e con lo scopo statutario di promuoverne l’ubicazione in territorio comunale e favorirne la valorizzazione, provvedendo alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell’opera. Di cui i due imputati (il terzo, l’allora parroco don Filippo Stefani, è deceduto quest’estate) sarebbero quindi stati garanti.

I due cevesi sono stati condannati anche in secondo grado, seppur a pene più lievi: un anno e 4 mesi per Maffessoli (erano due in primo grado) e 7 mesi per Bortolino Balotti (rispetto ai 9 in primo grado).

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