Quella bambina oggi avrebbe 6 anni, ma è morta quando aveva 40 giorni per colpa di una grave pertosse.

Per i genitori però la piccola – nata a Esine il 13 febbraio e deceduta all’ospedale Civile di Brescia il 27 marzo del 2012 – si poteva salvare.

Così, nei mesi scorsi, la coppia camuna ha citato in giudizio davanti al Tribunale di Brescia l’Asst della Vallecamonica per ottenere un risarcimento – mezzo milione di euro – da danni da responsabilità sanitaria.

L’azienda socio sanitaria camuna ha però chiamato in causa anche l’Asst Spedali Civili (che si è costituita in giudizio) ritenendola coinvolta nella vicenda.

La piccola infatti venne ricoverata a Esine l’11 marzo, dove i medici le diagnosticarono una bronchiolite lieve.

Nonostante le cure però il quadro clinico della neonata non migliorò, così venne presa la decisione di trasferirla a Brescia, dove morì il 27 marzo.

I genitori della neonata hanno poi depositato un ricorso per accertamento tecnico preventivo chiedendo al giudice di nominare un consulente tecnico di ufficio al fine di accertare l’eventuale imperizia dei sanitari di Esine.

“Secondo il consulente tecnico – fanno sapere dall’Asst della Vallecamonica – le cure prestate dai medici camuni fino al 17 marzo sono state corrette, solo nella notte tra il 17 e il 18 ci si poteva accorgere che si andava verso una diagnosi di pertosse, ma il 18 viene trasferita al Civile”.

La perizia dice che il Civile, dotato di una terapia intensiva neonatale, avrebbe dovuto diagnosticare la pertosse seppur già in fase avanzata. Per questo motivo dall’ospedale camuno è stata chiamata in giudizio l’Asst Spedali Civili.

La prossima udienza è fissata per giugno.

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