Mentre il lavoro di Protezione Civile, Vigili del Fuoco e dei numerosi volontari giunti da varie parti della Vallecamonica è proseguito senza sosta anche domenica per ripulire le strade di Niardo dal fango, dal Comune si lavora anche su un altro fronte, quello utile per capire come si sia generata la colata detritica che dalla notte di mercoledì scorso ha portato il paese a rivivere l’incubo che aveva già vissuto nel 1987.

Da una prima stima, su Niardo sarebbero caduti circa 50mila metri cubi di materiale, riversatisi soprattutto tra le località Crist e Brendibusio, su via Nazionale, via Primo Maggio e nelle aree vicine all’alveo dei torrenti Re e Cobello.

Sono proprio loro ad aver accumulato l’incredibile quantità di acqua scesa nel giro di pochissimo tempo, circa 262 millimetri, di cui solo 110 nell’arco di mezz’ora. Un fenomeno atmosferico che si è concentrato su Niardo, con le conseguenze ora sotto gli occhi di tutti.

A causare l’intensa colata detritica, però, sarebbero stati anche altri fattori: innanzitutto, la siccità di questi mesi, che ha reso il terreno in quota così secco da impedire alla pioggia di penetrare al suo interno, venendo quindi trascinata a valle.

Sono stati individuati, poi, tre punti critici, che hanno aumentato l’intensità della colata e della furia dell’acqua: uno è stato, a monte, il canale di Edison, che ha dei restringimenti dove passano il Re e il Cobello che non hanno trattenuto l’acqua; quindi due tombotti realizzati più di un secolo fa nei pressi della ferrovia, che hanno fatto da diga e da tappo e infine nell’attraversamento dell’ex statale.

A proposito della ferrovia, Trenord fa sapere che ci vorrà del tempo per ripristinare il transito dei treni sulla tratta Breno-Edolo, dal momento che i danni sono tanti ed alcuni binari sono stati anche spostati. Per quanto riguarda l’ex statale, invece, secondo i tecnici resterà chiusa almeno per una settimana. Proseguono i gesti di generosità: la raccolta fondi avviata dalla Pro Loco di Niardo (qui il link per donare) ha superato i 14mila euro.

[Foto di Roberto Romelli, che ringraziamo per averci messo a disposizione le sue immagini]

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