Proprio nel giorno del 35esimo anniversario dell’alluvione di Niardo del 1987 il sindaco Carlo Sacristani ha ricevuto la visita dei tecnici del Dipartimento di Protezione civile a seguito della richiesta dello stato d’emergenza a rilievo nazionale, trasmesso dal presidente della Regione a qualche giorno dall’alluvione del 28 luglio scorso.

Il sopralluogo ha interessato Niardo, Braone, Losine e Ceto, dove i temporali hanno causato dissesti e danni intensi, provocando anche l’interruzione di importanti arterie di comunicazione e della ferrovia, tutt’oggi impraticabile nel tratto Breno – Capo di Ponte.

In municipio a Niardo i tecnici hanno analizzato la lunga e dettagliata relazione preparata dall’ente con l’elenco dei danni e delle criticità. A seguire è stato effettuato un sorvolo in elicottero dei paesi colpiti dall’esondazione e dalle colate detritiche provenienti dai bacini dei torrenti Re e Cobello. Nel pomeriggio i tecnici nazionali hanno potuto vedere da vicino la situazione in cui ancora versano il Crist di Niardo e parte di via Brendibusio, per poi salire in quota e visionare le briglie lesionate di Re e Cobello.

La relazione dei tecnici relativa agli eventi occorsi e a quanto rilevato sul territorio riguarderà non solo la Vallecamonica, ma tutte le zone colpite in estate da violenti fenomeni temporaleschi: anche quelle in provincia di Sondrio, Pavia, Lodi e Cremona, in cui i sopralluoghi proseguiranno oggi e domani.
Tale relazione sarà inviata al presidente del Consiglio, che a sua volta dovrà convocare il Consiglio dei ministri e deliberare sulla concessione o meno dello stato di calamità. In caso affermativo, sarà nominato un commissario straordinario nella persona del direttore generale del Pirellone, che seguirà l’iter.

La Regione ha quantificato i danni complessivi in 171 milioni di euro, di cui 120milioni solo per la Vallecamonica. Se verrà riconosciuto lo stato di calamità Niardo, Braone, Losine e Ceto riceveranno i fondi per la ricostruzione del patrimonio pubblico, di infrastrutture, ma soprattutto per le attività economico-produttive e le proprietà private. Diversi commercianti non hanno più il loro negozio e alcune famiglie sono rimaste senza casa, perché resi inagibili dall’alluvione.

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