Da Paline di Borno, dove sono stati ritrovati i quattro sacchi contenenti i resti di Carol Maltesi, i riflettori si sono spostati a Brescia, dov’è stato interrogato Davide Fontana, vicino di casa della vittima che una volta individuato ha subito confessato l’omicidio, ed a Rescaldina, Comune in provincia di Milano in cui Maltesi viveva.

Proprio il Comune, nelle ore scorse, ha annunciato di volersi costituire parte civile nel processo a carico di Fontana. Nella delibera approvata, si legge che l’omicidio ha “turbato sentitamente la comunità” e che il Comune da sempre difende gli interessi della propria comunità, promuovendone lo sviluppo civile ed impegnandosi nella lotta alla discriminazione sociale, condannando il trattamento riservato alla vittima dopo la sua morte, attribuendole “qualità artificiosamente volgari e prive di contenuto morale”.

Nelle settimane successive al suo arresto, Fontana ha raccontato di come tutto sia partito da un gioco erotico degenerato, di aver acquistato un congelatore per conservare il corpo, di averlo provato a bruciare nel barbecue di un appartamento preso a noleggio ed, infine, di aver deciso di gettarlo al confine tra la Vallecamonica e la Val di Scalve. Gli inquirenti, però, si sono concentrati anche su un altro aspetto, ovvero se il suo gesto sia stato premeditato o no, dettaglio che eventualmente renderebbe ancora più pesante la sua posizione.

Share This