Ad un mese dalla sentenza che ha dichiarato il 54enne marocchino che ha ucciso Nadia Pulvirenti a Cascina Clarabella ad Iseo incapace di intendere e di volere, i genitori della giovane rompono il silenzio.

 

Lo fanno per chiedere giustizia per la figlia, uccisa con 19 coltellate il 24 gennaio 2017 mentre si trovava da sola con Abderhaim El Mouckhtari: ‘Speravamo che il giudice concludesse per la sua seminfermità’, ha detto al Giornale di Brescia Giuseppa, la mamma di Nadia , ‘e che fosse condannato anche ad una pena detentiva’.

‘Tutto troppo facile’, aggiunge Salvino, il padre, ‘se sei matto e uccidi, nessuno può far niente’. I due si sono affidati agli avvocati ed all’inchiesta ancora in corso che vede indagati per concorso colposo in omicidio gli otto tra medici e dirigenti della cooperativa che gestiscono la struttura: l’accusa per i medici è di non aver inquadrato bene la patologia di El Mouckhtari, mentre per i dirigenti di non aver permesso a Nadia di lavorare in sicurezza.

I genitori di Nadia, inoltre, sostengono che all’uomo avrebbero dovuto togliere dalla sua abitazione i coltelli, visto anche il precedente di sei mesi prima, quando colpì con una lama il suo coinquilino. Il marocchino, intanto, è stato affidato ad una Residenza per l’esecuzione della massima sicurezza per i prossimi dieci anni.

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