La comunità di Paline di Borno, 75 abitanti, sta vivendo ore di ansia e di paura, dopo il ritrovamento avvenuto domenica pomeriggio al confine tra le Province di Brescia e di Bergamo di quattro sacchi contenenti i resti di un cadavere la cui identità ad ora resta ignota.

Un corpo che, emerge dai primi dettagli delle indagini, sarebbe stato tagliato in quindici parti, gettati nella scarpata che si trova tra Paline di Borno, appunto, e Dosso di Azzone, in passato usata da alcuni automobilisti per gettare i rifiuti passando inosservati.

Sacchi e resti del corpo sono già stati portati a Brescia e messi sotto sequestro, così come il tratto di Strada Provinciale 5 in cui è avvenuto il macabro ritrovamento è costantemente vigilato dai Carabinieri, affinché non ci sia alcun inquinamento di ulteriori prove.

Al medico legale Nicoletta Cerri l’incarico dal Pubblico Ministero di fare chiarezza sull’identità della vittima e l’epoca del decesso: in entrambi i casi sarà molto difficile stabilire a chi appartenga quel corpo e quando è avvenuto l’omicidio, dal momento che il volto è stato bruciato e sfregiato ed il corpo, probabilmente, tenuto in un ambiente artificialmente freddo, ovvero un congelatore, non si sa per quanto tempo.

L’unica certezza, al momento, è il sesso: una donna, come emerso dalle prime analisi effettuate e dallo smalto viola sulle unghie delle mani. Quelle mani che sono state viste per prima da un 70enne del luogo, che in quei sacchi pensava di trovarci i soliti rifiuti gettati da qualche incivile. Mani che, come le altre parti rinvenute, sono state tagliate in modo chirurgico, come se l’autore del gesto sapesse bene quello che stava facendo.

Sul fronte indagini, i carabinieri di Breno stanno cercando tra le denunce di donne scomparse anche in altre Province. Ogni pista in questo momento è battuta, per poter fare chiarezza il prima possibile su un mistero piombato dal nulla al confine tra Vallecamonica e Val di Scalve.

Share This