I rapporti tesi con i parenti possono precludere la detenzione di pistole o fucili in casa. A sancirlo è stato il Tar di Brescia, che ha respinto il ricorso di un cacciatore dell’Alta Valle contro la decisione della Prefettura di non concedergli il porto d’armi.

Un provvedimento, si legge nella sentenza, non di natura punitiva ma cautelare: all’uomo ad agosto era stato vietato il possedimento di qualsiasi tipo di arma, a seguito di una querela nei suoi confronti presentata da due persone. L’uomo avrebbe avuto, secondo la querela, una “condotta ingiustificatamente vessatoria e persecutoria messa in atto nei confronti del suo nucleo familiare”.

Il ricorrente aveva sostenuto che il riferimento fosse ad un singolo episodio ed aveva prodotto una serie di referenze sulla sua rettitudine morale e civile, ma secondo i giudici del Tar “il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione di armi alle persone ritenute capaci di abusarne. La conclamata situazione di conflittualità risulta quindi a sorreggere il divieto di detenere le armi, dovendo legittimamente prevalere l’esigenza cautelare  di garantire  l’incolumità  delle persone”.

Share This