Quando il nuovo non è fine a se stesso ma cala profondamente le radici nello studio del passato, quando nelle canzoni che scrivi e che canti non metti solo il desiderio di esprimerti, ma inserisci contenuti che hai vissuto e costruito sulla tua pelle, il tuo disco d’esordio sarà magari tardivo, ma non potrà passare inosservato.

Sembra di non poter fare a meno di aprire segnalando che Mara è stata la voce degli Ustmamò. Il dettaglio infatti non è buono solo a soddisfare gli appetiti dei nostalgici e ad inquadrare l’interprete, ma fa la differenza in quanto l’esperienza Ustmamò, chiusa nel 2001 e riaperta senza di lei nel 2014 con l’album orfano “Duty Free Rockets” soffre decisamente della sua mancanza, segno che Mara non era solo una voce, ma portava al collettivo contributi di esperienza essenziali. A venire meno sono state proprio quelle radici musicali, profondamente penetrate nel territorio, che la canta – autrice (sua “Meravigliosa creatura” prestata alla Nannini) ha continuato a coltivare negli anni impegnandosi in ricerche sulla musica popolare dell’Appennino reggiano e sulla storia della canzone anarchica. Musica di cultura, quindi, di tradizione, senza per questo dover essere musica folclorica. Il nuovo lavoro di Mara, così come gli album dell’epoca d’oro Ustmamò, è decisamente lontano dal concetto di folk rock, quanto meno nell’accezione che ultimamente in Italia vede fiorire un sottobosco di mode e tendenze che compensa gli anni di latitanza del country italiano. L’anima Redeghieri è recidiva, e raccoglie il testimone da Caternia Bueno e Giovanna Marini coltivandone l’anima in modo assolutamente personale e nuovo. Ed è proprio in questo ‘proseguire sulla strada’ che individuiamo il nucleo centrale del lavoro: non nostalgia, non rievocazione del passato, non filologia. Piuttosto la capacità di cogliere l’essenza della musica popolare: l’aggancio con l’attualità, il fine politico e sociale del raccontare senza veli il reale, il muoversi di pancia, ma facendolo di testa, esprimendo il sentire con le forme della cultura. Non solo musica, quindi, ma anche poesia, letture, ricordi, riflessioni sul presente. Certo, il risultato finale è lontanissimo dai prodotti patinati a cui ci hanno abituato le operazioni di mercato delle case discografiche maggiori. Questa è musica adulta, giocata su sonorità nuove, a tratti proposta con lirica teatrale. Impegnativa, non per questo difficile. In un universo musicale internazionale che ha visto il Nobel Dylan rifugiarsi nelle sonorità del passato e nella dimensione nazionale che vede la scomparsa dei francesismi alla De Andrè e il pensionamento per nostalgia di Fossati e Guccini, il lavoro di Mara Redeghieri si propone come prodotto “inattuale” ma capace di rassicurarci del fatto che la grande canzone d’autore è viva e guarda al domani con anima popolare, sonorità di frontiera, senza arrendersi alle ritmiche rap.  

 Brani consigliati: “Pestifera cattura della” – “Madre dea” – “Io essere umana”

 Sito internet: http://www.mararedeghieri.com/

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