Ha un nome e un cognome l’alpino i cui resti vennero trovati lo scorso agosto da un escursionista sull’Adamello, a Punta San Matteo, vetta a quota tre mila metri tra Lombardia e Trentino.

Si tratta di Rodolfo Beretta, nato il 13 marzo 1886 a Besana in Brianza.

A ridare un’identità al soldato ignoto ci ha pensato l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza ai beni culturali di Trento, che ha analizzato i dettagli, riuscendo a ricostruire gli istanti in cui Rodolfo morì, travolto da una valanga mentre portava il rancio ai commilitoni in prima linea. Questa la ricostruzione fatta dagli esperti.

Il cadavere del soldato brianzolo, restituito dal ghiacciaio ritirato per effetto del riscaldamento globale, era in stato di saponificazione, quasi mummificato. Repertati un pettine, passamontagna e berretto, gli scarponi con dentro pelle di coniglio e paglia per renderli più caldi, e soprattutto un groviglio di carta spappolata dalla neve e dal tempo. Il team della Soprintendenza di Trento, a cui si sono aggiunti gli esperti trentini dei Beni librari, hanno liofilizzato la poltiglia, asciugandola.

L’elemento meglio conservato era una ricevuta di spedizione ferroviaria datata 19 novembre 1915. Compariva il timbro di un ufficio postale di Milano, da dove la famiglia aveva inviato un pacco al militare. Nome, cognome, destinatario, reggimento. Così si è arrivati all’identità del soldato.

Rodolfo, morto a 30 anni, era stato richiamato dopo un precedente periodo di leva. La famiglia sa soltanto che era fidanzato, come racconta ora Maria Rosa Terruzzi, 67 anni, lontana pronipote dell’alpino le cui spoglie torneranno a Besana con una cerimonia prevista il prossimo 4 novembre.

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