Si muove veloce nel bresciano la filiera della solidarietà per i cento afghani arrivati sabato a Edolo. Dopo la mobilitazione del Comune di Edolo e del Rotary per una raccolta di beni e fondi, gli enti e le amministrazioni locali cercano di organizzare l’accoglienza post-quarantena di questi rifugiati.

In vista di una redistribuzione dei vari nuclei famigliari (non è ancora dato sapere quanti siano esattamente) mercoledì a Brescia, in Broletto, si è svolto un tavolo di confronto per fare il punto sull’effettiva disponibilità di alloggi e di ospitalità sul territorio.

Il Coordinamento provinciale Sprar-Sai (ex Sprar, Sistema di accoglienza e integrazione) dal 2016 rappresenta i Comuni e gli enti gestori dei 12 Progetti Sai, ma i 410 posti di accoglienza, com’era già emerso in altre dichiarazioni, risultano tutti occupati.

È stata quindi attivata una raccolta centralizzata delle disponibilità di alloggio da parte di tutti i soggetti come: privati cittadini, associazioni, cooperative, fondazioni, aziende, Comuni non appartenenti alla rete Sai, che vogliano mettere a disposizione appartamenti per l’accoglienza dei rifugiati afghani.

Il Coordinamento provinciale dei progetti Sai, presieduto dal sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi, con la Provincia e Acb, si è reso disponibile a fare da cabina di regia del piano di accoglienza e da punto di riferimento per l’offerta di alloggi. Chi avesse quindi appartamenti liberi da poter affittare al sistema Sai, può contattare il Coordinamento provinciale dei progetti Sai della Provincia di Brescia scrivendo a coord.sprarbresciani@gmail.com o telefonando al numero 342.1006595.

Si punta dunque su una micro-accoglienza diffusa nel bresciano, mentre si attendono indicazioni precise dal Ministero della Difesa e il varo di un provvedimento legislativo pensato ad hoc dal Governo per i profughi dell’Afghanistan, anche per accelerare i vari aspetti burocratici.

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