L’Osservatorio sindacale della Cgil Vallecamonica-Sebino ha elaborato una corposa ricerca sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti privati, salari e pensioni fra il 2014 e il 2018, nelle cinque province più industriali d’Italia, confrontate con la media nazionale e con il comprensorio sindacale Valcamonica-Sebino.

La presentazione di “Salari e pensioni: disuguaglianze, ingiustizie e povertà” è avvenuta giovedì per la stampa, ma se ne parlerà più ampiamente in un convegno, fissato per il 22 ottobre in Vallecamonica, a cui parteciperà il segretario Cgil, Maurizio Landini, oltre che i cinque segretari Cgil delle province interessate dallo studio: Brescia, Milano, Bologna, Torino, Bergamo.

Le fonti prese in esame sono: le buste paga, le certificazioni uniche rilasciate dalle aziende, i dati Inps. I dati Inps riguardano 3,4 milioni di addetti, pari al 21,9% degli occupati, per Brescia oltre 401mila lavoratori. Quelli dell’area Valcamonica-Sebino, che conta circa 75 mila lavoratori, sono riferiti a un campione più piccolo che non supera i 9mila occupati.

Una ricerca che vuole parlare soprattutto alle istituzioni, agli imprenditori, al sindacato, alla società. I numeri – ha spiegato il segretario della Cgil camuno-sebina, Gabriele Calzaferri – confermano che disuguaglianze e precarietà sono cresciute”Dopo il Covid sarà anche peggio”, hanno affermato i sindacati.

Parlando di occupazione, il confronto fra i livelli occupazionali del 2014 e del 2018 sembra far ben sperare. Nel Bresciano si è passati da 355 mila lavoratori a 401 mila, ma l’incremento più consistente è quello dei contratti a tempo determinato, che sono quasi raddoppiati in quattro anni.

Quanto alle pensioni, dai dati in possesso della Cgil Valcamonica Sebino emerge che nel 2014 hanno un importo medio annuo di 18.349,75 euro (4.080 posizioni nel comprensorio), mentre quelle del 2018 raggiungono i 19.942,68 euro medi (per 4.653 pensioni).

Divario anche tra le fasce d’età e in base al sesso: i giovani e le donne hanno salari più bassi.

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