Alla vigilia della prima verifica dell’applicazione della legge 23 sulla riforma sociosanitaria in Lombardia, i sindacati camuni chiedono un cambiamento per l’Ats della Montagna e l’Asst di Vallecamonica.

 

Cgil Vallecamonica-Sebino, Uil Brescia e Cisl Brescia-Vallecamonica chiedono di modificare la riforma, per andare incontro alle esigenze di un territorio vasto come quello della Vallecamonica, della Valtellina e del medio-alto Lario. Secondo i sindacati, la riforma ‘ha comportato un abbassamento della risposta ai bisogni territoriali e non ha permesso di realizzare l’obiettivo principe di spostare risorse e attività ai servizi territoriali’. Da qui l’idea di far tornare sul territorio al programmazione e lo staff dirigenziale di settori come la prevenzione, la veterinaria, la tutela ambientale, i servizi socio-assistenziali e la presa in carico.

C’è poi il problema degli ospedali di Esine ed Edolo, che soffrono una carenza di personale, con gli utenti che preferiscono andare verso Brescia e Bergamo. Ad Edolo, dicono le sigle sindacali, ‘l’Asst sembra assumere la linea dello smantellamento graduale impoverendolo di funzioni e ruoli sanitari’, mentre ad Esine ci sarebbero ‘troppe lacune’. I sindacati, però, precisano di non voler ‘remare contro’ la sanità camuna, ma di voler attivare un confronto territoriale per trovare delle soluzioni.

 

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