E’ stato assolto il poliziotto di 39 anni del Reparto Mobile di Torino accusato di aver preso a manganellate due esponenti di sinistra durante la contromanifestazione organizzata a Lovere il 28 maggio 2016, come risposta alla commemorazione organizzata dall’estrema destra per ricordare due militi fascisti della sezione Tagliamento uccisi dai partigiani nel giugno del 1945.

Secondo il giudice, infatti, i colpi ricevuti da Francesco Macario, segretario provinciale di Rifondazione Comunista ed ad un 36enne della Val Cavallina (che si sono costituiti parte civile e che chiedevano un risarcimento simbolico di 500 euro a testa da donare in beneficienza) ci sono stati, ma non ci sono prove che ad averli sferrati sia stato l’imputato.

Quel giorno, secondo l’accusa, i manifestanti di sinistra avrebbero assunto un atteggiamento tale da richiedere un’azione di contenimento da parte delle Forze dell’Ordine. Il difensore del poliziotto ha ammesso che le manganellate ci sono state, ma come atto di respingimento di un altro atto di violenza, e soprattutto ha sottolineato che quei colpi non possono essere riconducibili al suo assistito.

Negli scontri, lo stesso poliziotto imputato ha ricevuto un colpo negli stinchi ed un altro un pugno. Parallelamente a questo processo, ce n’è un altro in svolgimento, che vede lo stesso Macario ed altre nove persone imputate con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, sempre per i fatti di quel giorno: la prossima udienza è fissata per lunedì.

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