Sente-Mente® è un modello socio-sanitario e relazionale italiano ideato nel 2014 da Letizia Espanoli.
Il progetto è nato per rivoluzionare l’approccio alla cura e all’assistenza delle persone affette da demenza, Alzheimer e patologie croniche irreversibili.

In questi anni Letizia Espanoli ha costruito intorno a se un team di persone animate dai suoi stessi principi.
Ognuna di loro ha seguito un percorso formativo approfondito che ho sviluppato e validato in tutte le sue fasi.
Solo chi ha seguito questo corso, infatti, può utilizzare la denominazione di Felicitatrice o Felicitatore
ed è autorizzato a mettere in atto il Sente-mente® modello e diffondere l’approccio Buona Vita nonostante,
in tutto il territorio offrendo consulenze e organizzando corsi e iniziative di sensibilizzazione.
La nostra ormai conosciutissima felicitatrice Rosalia Consoli, ospite come ogni mese a Radio Voce Camuna in
“Qualcosa da Dire” con Daniela Pezzoni, mercoledì16 settembre alle 10:30 (in replica venerdì 18 settembre alle 16:15)
ce ne ha parlato, elencando anche i diversi eventi e gli indirizzi per trovare informazioni:
La qualità della vita delle persone fragili dipende dalla qualità di chi le accompagna.
Dal modo in cui un operatore entra in una stanza.
Dal modo in cui una famiglia impara a restare presente.
Dal modo in cui una organizzazione costruisce ogni giornata.
Questo non è un problema di risorse.
E’ un problema di cultura. Di sguardo. Di metodo.
(Letizia Espanoli)

I cinque pilastri del modello
Cinque aree scientifiche che orientano le scelte del modello
1. La vita non finisce con la diagnosi
Se ti fermi solo a guardare quello che la malattia ha portato vita, se ti fermi a osservare quello che la persona non è più in grado di essere e fare ti perderai ogni possibilità di incontro con la vita possibile
2. Le emozioni non sono una malattia, i comportamenti sono messaggi
Ogni disturbo del comportamento è un comportamento indicativo: a noi l’impegno di riconoscere il messaggio nascosto
3. La connessione mente-corpo
Il corpo parla prima delle parole. Quelle del residente che non riesce più a dirsi, e quelle dell’operatore che porta in turno tutto ciò che non ha elaborato.
4. Psicologia positiva e psicologia delle possibilità
Non la negazione della difficoltà: l’allenamento a vedere ciò che è ancora possibile. Nella persona, nell’organizzazione, in chi cura.
5. Con-tatto: contatto, sguardo, gentilezza
La gentilezza non è un ornamento. È struttura della relazione di cura. Si insegna, si osserva, si allena, si misura.
La persona con demenza sente fino alla fine, ha desideri, emozioni, un’identità che persiste oltre la diagnosi. E merita di essere incontrata non solo assistita.


