E’ una campanella vera e non virtuale quella che oggi suona per oltre 100mila studenti bresciani che, dopo quasi un mese e mezzo di didattica a distanza, potranno tornare sui banchi di scuola. Il decreto del Governo del 1° aprile scorso permette infatti il rientro in aula per le classi fino alla prima media anche nelle Regioni dove è in vigore la zona rossa (e, quindi, anche la Lombardia).

Gli alunni dalla seconda media in su dovranno aspettare: soltanto le regioni in fascia gialla ed arancione potranno ammetterli in classe, nella formula mista di didattica in presenza ed a distanza tra il 50% ed il 75%. Il rientro a scuola sarà fatto seguendo però alcune regole che sono state dettate nelle linee regionali.

Innanzitutto, se un insegnante risulta positivo, i suoi alunni sono considerati contatti stretti e devono andare in quarantena. Se due insegnanti della stessa classe sono positivi, anche gli altri docenti sono considerati contatti stretti e, quindi, scatterà la quarantena anche per loro.

Se ad essere positivo è un alunno, invece, i suoi compagni di classe vanno in quarantena mentre gli insegnanti dovranno sottoporsi a tampone. Nei nidi e nelle scuole materne in caso di positività di un bambino scatta la quarantena per gli altri bambini e per gli educatori della “bolla scolastica”.

In tutti i casi, chi è positivo può rientrare in classe con certificato medico, mentre i contatti dopo quattordici giorni. Ats, infine, può valutare la sospensione delle attività in presenza ed uno screening in tutto l’istituto in quelle scuole in cui almeno il 30% delle classe registra un caso; se la percentuale raggiunge il 50% si può applicare la sospensione delle lezioni e la quarantena per tutti gli studenti.

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