È stato un inverno tranquillo per la Quinta delegazione bresciana del Soccorso alpino e speleologico.

I problemi si sono registrati a inizio stagione, quando si è formato il ghiaccio sui canaloni, e a marzo/aprile, periodo di elevato rischio valanghe.

Intanto si è fatto il bilancio degli interventi effettuati nel 2017.

Le uscite sono diminuite: 156, a fronte delle 217 del 2016 e delle 241 del 2015. Dei 156 interventi dello scorso anno del soccorso alpino, circa la metà erano dovuti a cadute o scivolate; il resto sono stati per malori (in 14 casi), incapacità o perdita di orientamento (9 interventi), per ritardi o per precipitazioni.

Circa un quinto delle operazioni erano per soccorrere persone che stavano effettuando un’escursione in montagna, venti per sciatori, dieci per cercatori di funghi, nove per difficoltà in ferrata, sette per automobilisti o motociclisti, cinque per ciclisti.

Quasi tutte le uscite sono state su terreno impervio, diciannove invece le ricerche di persone. La stragrande maggioranza (135 su 148) delle persone in difficoltà erano italiane.

Nei primi tre mesi dell’anno sono già stati 57 gli interventieffettuati dal i tecnici della Quinta delegazione bresciana, moltissimi su terreno impervio (41), undici su piste da sci e tre per le valanghe. La qualità dell’intervento è sempre più elevata per velocità media e la tecnica impiegata nelle operazioni di recupero, mentre è sempre più vicina l’epoca in cui i volontari saranno assistiti anche dai droni.
I tecnici bresciani sono 196. Il nuovo corso regionale dovrebbe formare 45 volontari in Lombardia, di cui una decina di giovani bresciani.

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