‘Chiuso per protesta nei confronti di una Provincia che non ha mantenuto gli impegni’.

 

Era questa la frase scritta sullo striscione che nella giornata di venerdì ha campeggiato per tutto il giorno all’ingresso del rifugio Bazena, voluta da Vittorio Gelmini, suo gestore, per tenere alta l’attenzione sui ritardi accumulati nei lavori di ripristino della Sp 345, ancora chiusa dopo le forti piogge di fine ottobre.

La chiusura della strada sta costando molto ai rifugisti, costretti a disdire numerose prenotazioni: una situazione che riguarda anche il rifugio Crocedomini ed il Tita Secchi. Alle loro proteste, che vanno avanti da maggio e che ancora non hanno trovato risposta, si sono aggiunte quelle degli allevatori, preoccupati di non poter trasportare il bestiame in quota e i prodotti caseari a valle. Per loro, però, nei giorni scorsi è arrivata la concessione a percorrere la strada.

I rifugisti, invece, sono ancora sul piede di guerra: la protesta di Gelmini ha trovato però l’appoggio di Coldiretti che, tramite Luca Costa, segretario di zona, sostiene la necessità di intervenire prima possibile sulla viabilità d’alta quota. Il titolare dei lavori di messa in sicurezza ha garantito che a breve tornerà al lavoro con una squadra potenziata, mentre Gelmini ed i suoi colleghi pensano già ad un’azione dimostrativa da fare a Brescia.

[Foto da Bresciaoggi]

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