Stefano Gelmi, in carcere da lunedì con l’accusa di essere il regista di un giro di corruzione e appalti truccati a Malonno, paese di cui è stato sindaco fino a novembre, ha risposto ad ogni domanda del giudice per le indagini preliminari Cesare Bonamartini.

 

Il fatto che l’ex primo cittadino abbia parlato per più di un’ora potrebbe contribuire sensibilmente a rendere la sua posizione meno pesante, tanto che il suo avvocato Gianluigi Bezzi al termine dell’interrogatorio di garanzia ha avanzato la richiesta di una misura meno pesante del carcere.

Nell’inchiesta, che vede indagate complessivamente 11 persone, ci sono tre gare per opere pubbliche del valore complessivo di un milione relative a nuovi marciapiedi, posa di illuminazione e lavori alla biblioteca.

La posizione più pesante è proprio quella dell’ex sindaco di Malonno. Quello che le indagini evidenziano è un sistema di cordate nell’ambito delle tre procedure d’appalto prese in considerazione dagli inquirenti.

Secondo il gip tra i diversi indagati si staglia la figura di Gelmi, che “risulta regista delle diverse operazioni collusive con gli aggiudicatari dei lavori pubblici e manifesta nella gestione della “res pubblica” una disinvoltura che trasmoda nel totale disprezzo per le garanzie di imparzialità imposte dalla legge”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge ancora che “tutti gli imprenditori che hanno preso parte alle “apparenti” gare per l’aggiudicazione degli appalti hanno mostrato condivisione del metodo spartitorio delineato nella presente indagine”. Aggiudicazione che è avvenuta “al di fuori delle logiche concorrenziali e di buon andamento della pubblica amministrazione, con correlativo danno a carico della collettività”.

Share This