La situazione in alta Vallecamonica continua ad essere paradossale: in poche settimane è scesa moltissima neve, cosa che continua a succedere dalla giornata di Capodanno. A Pontedilegno, in pochi giorni, sono circa cinquanta i centimetri caduti: una situazione che, in condizioni pre-Covid, avrebbe garantito accessi record agli impianti sciistici ed agli alberghi.

Lo scenario, invece, è quello che ormai conosciamo tutti: piste da sci chiuse (e così sarà fino al 18 gennaio, come deciso dal Ministero della Salute, che ora aspetta il sì dal Comitato tecnico-scientifico), ed alberghi deserti, impossibilitati a lavorare.

A Pontedilegno, quelli aperti sono solo tre: il Garnì Pegra, il Sorriso ed il resort Adamello, che hanno potuto continuare a lavorare solo perché prima di Natale hanno accolto gli atleti della Coppa del Mondo di scialpinismo. La situazione descritta al Giornale di Brescia da Alessandro Guerini, presidente degli albergatori della zona, è devastante.

I costi fissi, tra riscaldamento e manutenzione, devono essere garantiti; le ricadute delle chiusure, inoltre, stanno mettendo in difficoltà anche sul fronte dei dipendenti: sono circa quattrocento quelli al lavoro nella trentina di strutture ricettive presenti in Alta Valle. “Siamo tutti in attesa di non si sa cosa”, spiega Guerini, “non so come molti potranno rialzarsi”.

Proprio per esprimere la sua vicinanza alla categoria degli albergatori e dei gestori degli impianti sciistici, oggi il vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada ha celebrato messa a Pontedilegno, alle presenza anche degli operatori duramente colpiti dalla pandemia.

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