Difficile che il Comune faccia un passo indietro, ma a Vezza d’Oglio il fronte del “no” al progetto del ponte tibetano che dovrebbe svettare in Val Grande continua a far sentire la propria voce. Dopo il questionario dell’estate scorsa, in cui due partecipanti di tre (residenti e villeggianti) si sono detti contrari, il comitato spontaneo che si oppone all’opera si è riunito per tenere alta l’attenzione sul caso.

Sabato scorso, presso Torre Federici, sono stati presentati i dati raccolti e spiegate le ragioni del “no”. Si è parlato dell’impegno economico da parte del Comune, che dovrebbe sborsare 500mila euro su due milioni totali (i restanti arriveranno dall’Unione dei Comuni dell’Alta Valle e dal Parco dello Stelvio), ma anche dell’impatto che il ponte potrebbe avere a livello paesaggistico, ambientale e di viabilità sulla Val Grande.

Perplessità anche da parte di alcuni proprietari di seconde case, che hanno ricordato che sul progetto non c’è ancora un studio che tenga conto dei suoi pro e contro, mentre un architetto ha sottolineato gli effetti sul territorio circostante e sulla Val Grande, che va tutelata.

Nelle idee del Comune, il ponte potrebbe essere realizzato all’ingresso della valle, a fianco della chiesa di San Clemente o in località Santella Gusha. L’incontro si è concluso con, da parte dei promotori, la consapevolezza che a Vezza d’Oglio ci sia la necessità di investire su altri servizi ed altre infrastrutture.

Share This