La denuncia della scomparsa risale all’8 maggio scorso, da Temù, paese dal quale due delle tre figlie, Paola e Silvia Zani, di 27 e 19 anni, hanno lanciato l’allarme nel primo pomeriggio di quel giorno. Subito le foto segnaletiche e la descrizione di Laura Ziliani fecero il giro del web e dei social, e i quotidiani e tg locali pubblicarono l’appello.

Per una settimana la 55enne – conosciuta in paese come l’ex vigilessa e come la vedova del professor Enrico Zani, travolto mortalmente da una slavina nel 2012 – venne cercata senza sosta nella zona: la versione delle ragazze è sempre stata la stessa, ovvero che la madre era uscita alle 7:00 di quel sabato mattina dalla sua casa di via Ballardini, in centro a Temù, in direzione Villa Dalegno e che avrebbe dovuto tornare alle 10:00, come da accordi, per aiutarle a sgomberare una stanza. Era uscita senza cellulare (poi ritrovato nella cantina-taverna) e non si avevano sue notizie.

Laura Ziliani – da qualche anno impiegata in Comune a Roncadelle e di casa a Brescia – non l’aveva vista nessuno a Temù e Villa Dalegno quel giorno, solo una testimone aveva dichiarato con poca certezza di averla incontrata sul sentiero.
Sospese le ricerche, una possibile svolta sembra arrivare a fine maggio, quando un residente in zona, durante una passeggiata lungo la ciclabile di Temù, nota nei pressi del torrente Fumeclo una scarpa, che le figlie della donna dichiarano appartenere alla madre. Si ricomincia a cercare, ma senza esito.

A 50 giorni dalla denuncia di scomparsa, il 28 giugno, arriva la notizia che sconvolge ulteriormente l’estate del piccolo centro dell’alta Valle: Paola e Silvia, le due figlie che avevano fatto scattare le ricerche, vengono iscritte nel registro degli indagati della Procura di Brescia per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Stessa sorte pochi giorni dopo anche per il fidanzato della primogenita, un 30enne di Lecco.

Allo stesso tempo messa sotto sequestro l’abitazione di Temù, dove si recano a più riprese i carabinieri della Scientifica, il perito informatico nominato dalla Procura e i consulenti dei tre indagati, per eseguire rilievi e ricostruire le ultime azioni compiute da Laura, anche sulla base del traffico telefonico (fermo dal venerdì 7 maggio) e sul pc (trovato nella casa di Brescia). Indiscrezioni e pettegolezzi riferiscono di diverbi tra le figlie e la madre circa la possibilità di aprire un Bed&breakfast nella palazzina.

Dopo qualche settimana di apparente silenzio, ma di intenso lavoro da parte della magistratura, ecco che la natura restituisce il cadavere di una donna e subito a Temù tutti pensano a Laura: è l’8 agosto, tre mesi esatti dopo la scomparsa, quando un bambino e la sua famiglia avvistano una sagoma riversa sulla riva del fiume Oglio, sulla ciclopedonale. Il cadavere viene portato all’istituto di medicina legale degli Spedali Civili di Brescia per l’identificazione.

A qualche giorno da quella domenica che ha nuovamente sconvolto l’alta Vallecamonica, ecco gli esiti dell’autopsia, il 12 agosto, che decretano che il corpo rinvenuto a Temù è quello di Laura Ziliani. Saponificato e senza indumenti, soltanto con l’intimo, era prono in mezzo alla terra: si ipotizza, per ora, che possa essere stato sepolto e poi scoperto dalla forza dell’acqua del fiume in piena. Nessun segno di violenza su di esso, ma si attendono gli esami tossicologici e quelli del Dna per avere dettagli più precisi e soprattutto per capire se Laura sia stata uccisa, come sostiene la pista imboccata dal pm Caty Bressanelli e dalla Procura di Brescia. Non si possono al momento escludere nemmeno il malore o il gesto estremo.

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