Il caso parrucchiere è stato chiuso da una nota del Prefetto di Brescia. Con l’ultimo Dpcm, infatti, l’impossibilità dei lombardi di uscire dal proprio comune di residenza aveva mandato in crisi i saloni di acconciature, soprattutto nei piccoli paesi di provincia, in cui capita frequentemente che la maggior parte della clientela arrivi da fuori.

Attilio Visconti ha deciso di fare chiarezza sui quesiti che gli artigiani bresciani e le loro organizzazioni di categoria gli avevano posto. Nella lettera di risposta si legge che un cliente può spostarsi anche fuori il suo comune di residenza per raggiungere l’esercizio di acconciatura abituale, purché lo stesso garantisca l’afflusso contingentato della clientela (ovvero il rispetto degli appuntamenti secondo i protocolli già in essere). Resta sottinteso il rispetto delle norme e dei protocolli di sicurezza anti contagio, già adottati dalla riapertura di maggio.

Soddisfazione da parte della categoria, che potrà mantenere la sua clientela abituale, e da parte di chi si deve spostare per recarsi dal parrucchiere, poichè con questa indicazione della Prefettura anche chi svolge controlli sugli spostamenti assumerà un orientamento univoco.

Intanto prosegue la mobilitazione delle estetiste, chiuse dal 3 novembre in zona rossa. Le organizzazioni di categoria ripetono che gli standard di sicurezza che si stavano applicando erano alti e che chiudendo i negozi si favorisce chi esercita abusivamente. Al loro fianco si sono schierati anche gli acconciatori, lanciando l’hashtag #estetistecomenoi, col quale dichiarano che le colleghe estetiste sono da considerare al pari delle parrucchiere e che vanno fatte riaprire.

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