Proseguono le indagini per fare chiarezza su quanto accaduto nel dicembre 2018 a Zyber Curri, l’operaio kosovaro 48enne da anni residente ad Edolo che ha perso la vita in un incidente sul lavoro. Per mesi non si era riuscito a capire per quale azienda Curri si trovasse in Val Cavargna, nel Comasco, dove stava lavorando alla realizzazione di un impianto idroelettrico quando, probabilmente a causa di una lastra ghiacciata, è scivolato in un dirupo per una ventina di metri.

Grazie alla determinazione della famiglia ed al sostegno dei sindacati, si è riusciti ad individuare la ditta per cui l’uomo stava lavorando ed a far risultare cinque persone indagate con l’accusa di omicidio colposo aggravato, con la contestazione di violazioni di norme in materia di sicurezza sul lavoro, come la mancanza di protezioni o la decisione di non sospendere i lavori per il maltempo.

Con l’avviso di chiusura indagini è partito l’iter che potrebbe portare gli indagati a processo: tra questi Giuseppe Argentieri, amministratore della Hera srl, per cui Curri lavorava formalmente e che avrebbe prodotto un documento falso per sviare le indagini; Maria Teresa e Livio Bettolini, rispettivamente amministratore unico e consulente per la sicurezza sul lavoro della Edilnova srl, datore di lavoro della vittima; Carlo Graneroli, amministratore del cantiere e Gabriele Andreoli, amministratore della Costruzioni Andreoli.

Secondo l’inserto bresciano del Corriere della Sera, Argentieri sarebbe pronto a patteggiare, così come altri indagati avrebbero chiesto di incontrare il pubblico ministero per chiarire le proprie posizioni prima di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Share This