Maran allenerà il Brescia Calcio fino a giugno 2026

Maran allenerà il Brescia Calcio fino a giugno 2026

Rolando Maran siederà sulla panchina del Brescia anche nel prossimo campionato. L’allenatore trentino, reduce da una buona stagione conclusa con l’8° posto e la qualificazione ai play-off, ha trovato l’intesa con il presidente Massimo Cellino.

L’annuncio ufficiale è arrivato venerdì da Brescia: prolungato di un anno (fino a giugno 2026) l’accordo firmato in novembre, quando venne ingaggiato al posto di Daniele Gastaldello.

“La decisione di confermare l’intero staff tecnico rappresenta un segno di continuità e fiducia nel lavoro svolto nella stagione sportiva 2023/2024”, ha scritto la società in una nota.

Con Maran confermati infatti: il vice Christian Maraner, i preparatori atletici Andrea Tonelli e Luigi Posenato, l’allenatore dei portieri Massimo Lotti e il match analyst Davide Farina.

Successo per l’ “Open Afternoon” del Corso di Infermieristica della sede di Esine dell’UniBs

Successo per l’ “Open Afternoon” del Corso di Infermieristica della sede di Esine dell’UniBs

Ha riscosso particolare successo il pomeriggio di apertura – intitolato, appunto, Open Afternoon – indetto per venerdì 24 maggio presso l’Ospedale di Esine e riservato agli studenti delle classi quinte delle scuole secondarie di secondo grado e a chiunque fosse interessato a intraprendere il percorso per diventare infermiere nella sede di Esine dell’Asst della Valcamonica, che fa parte delle sedi dei Corsi di laurea delle Professioni sanitarie offerti dall’Università degli Studi di Brescia.

Dopo i saluti e le testimonianze degli studenti che stanno frequentando il corso, e degli infermieri che lavorano presso l’Asst della Valcamonica in ambito clinico, si è passati a un tour dell’ospedale in vari reparti, con possibilità di sperimentare alcune semplici azioni legate alla cura e al primo soccorso.

Le attività legate al Corso di Infermieristica proseguono lunedì 27 maggio, con la Cerimonia di Apertura delle Attività Didattiche per l’Anno Accademico 2023/2024 presso l’Aula Magna dell’Ospedale di Esine. La Cerimonia inizierà alle 11:00 alla presenza del Direttore Generale di ASST della Valcamonica Corrado Scolari, e del Direttore Generale di ATS della Montagna Vincenzo Petronella.

A pronunciare il discorso inaugurale è atteso il Prof. Francesco Castelli, Rettore dell’Università degli Studi di Brescia. Seguirà il discorso della Rappresentante degli Studenti di Infermieristica, Anna Agostini.

Ai piedi del Castello. 5000 anni di storie a Breno

Ai piedi del Castello. 5000 anni di storie a Breno

Breno, venerdì 24 maggio 2024. Partiamo dai numeri: 5 millenni di storie l’una sovrapposta all’altra, 700 anni di culto legato agli antenati, circa 900 perline di colore chiaro, 6 periodi temporali indagati dagli archeologi. Il primo di questi, legato all’Età del Rame, è il focus della pubblicazione “Ai piedi del Castello. 5000 anni di storie a Breno”, a cura di Cristina Longhi e Serena Solano, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia. Il libro rappresenta un punto di restituzione intermedio delle scoperte fatte (destinate a proseguire) ed è dedicato a Sandro Farisoglio, sotto la cui amministrazione era iniziata la campagna di scavo:

Breve estratto dalle interviste a Cristina Longhi e Serena Solano

Cristina Longhi, Funzionario archeologo della Soprintendenza, racconta gli esiti di questi 5 anni di lavoro volti ad analizzare l’area di Piazza Generale Ronchi, a Breno, dove la decisione di mettere mano alla pavimentazione costruendo il parcheggio interrato aveva posto in essere la necessità di studiare la possibile presenza di reperti archeologici. Una presenza presto confermata e in parte già esposta al pubblico durante una prima serata di restituzione, a giugno 2021. Una visione integrata ora con nuovi dati e con questo volume, realizzato dalla Soprintendenza con il supporto del Comune di Breno e il contributo della Comunità Montana di Valle Camonica.

Breno si conferma essere stato, con fasi di sviluppo alterne, un importante punto di riferimento per la media Valle Camonica. Com’è noto, la zona dove si trova il castello è già stata oggetto di studio quanto alla significativa presenza di ritrovamenti archeologici. È quindi l’area dell’attuale piazza ad essere al centro delle recenti indagini, che mettono in relazione qualche frammento in più, prezioso per ricostruirne la funzione attraverso i millenni. Un luogo che inizia ad essere vissuto in chiave cultuale-funeraria con l’Età del Rame (3500-2600 a.C.).

È in questo periodo che la comunità locale mette mano ad un deposito di detriti caduti dal colle soprastante, impiegandoli nella costruzione prima di un tumulo e, successivamente, di una piattaforma e due camere. Un’area che è emersa come significativa non solo per il carattere delle sepolture rinvenute, ma per la funzione che queste si ritiene dovessero avere. Nel tumolo sono stati trovati i resti di una donna tra i 15 e i 19 anni; alta un metro e cinquanta, godeva di buona salute ed è stata sepolta con un interessante corredo, nel quale spicca la presenza di circa 900 perline accompagnate da denti animali, di piccoli strumenti in selce utilizzati per tagliare e forare, di una lesina di rame (materiale che in questo periodo denota una posizione sociale di rilievo) e di un vaso (forse per offerte). Con un piccolo sforzo d’immaginazione possiamo figurarci un copricapo, oppure una serie di collane, o magari anche un sudario decorato con quella che noi oggi definiremmo bigiotteria e che, dato il processo di lavorazione i cui materiali sono stati sottoposti, getta luce anche sullo stadio delle tecniche metallurgiche note al tempo.

La piattaforma, la cui funzione è ancora ignota, era probabilmente impiegata per attività associate al culto e prontamente e ripetutamente ripulita. Ma ciò che desta ulteriore interesse è il contenuto delle due camere. Se una era probabilmente un ricovero per gli oggetti cultuali – è stato rinvenuto anche un acciarino e si sa che il fuoco veniva utilizzato nei cerimoniali – nell’altra venivano deposte e ricomposte le salme. Quello che a noi oggi può sembrare un rituale quasi macabro, risultava invece essere un’importante pratica.

Essa si basava su una concezione all’epoca diffusa. Concezione che possiamo approfondire anche grazie a recenti studi di natura antropologica, come sottolineato da Marco Baioni, Direttore del Museo archeologico della Valle Sabbia di Gavardo. Il defunto era chiamato a tornare alla collettività. Per farlo, doveva compiere un lungo cammino, spogliandosi progressivamente della propria identità. In questo, era accompagnato da delle figure che, fuor di metafora, ne manipolavano i resti dopo la decomposizione, trattandone le ossa e disponendole nuovamente in sepolture collettive. I resti rinvenuti in questa camera funeraria a Breno sono stati disposti di modo da ricostruire la struttura ossea di un corpo rannicchiato. Ma – come le analisi effettuate hanno messo in luce – appartengono a ben tre individui diversi: una donna, un ragazzo e un bambino.  

C’è però un altro elemento. La distanza temporale tra l’inumazione della giovane donna conservata nel tumulo e la sepoltura ricomposta nella camera. Se la prima risale infatti al 3.100 a.C., la seconda si aggira attorno al 2.500 a.C. Un dato che ci permette di ipotizzare come questo luogo di sepoltura e culto, posto ai piedi del colle su cui ora sorge il castello, sia stato frequentato per circa 700 anni. Un periodo molto lungo, nel quale l’area ha svolto l’importante funzione di punto di riferimento per la comunità del tempo, complice la presenza di un landmark, un aspetto del paesaggio facilmente distinguibile come il colle.

Ovviamente quanto riportato sopra rappresenta solo una parte di ciò che è emerso dagli scavi svoltisi tra il 2018 e il 2019. Si sono infatti trovati diversi riferimenti interessanti per comprendere l’evoluzione dell’area. Presenza di capanne, resti di focolari, ulteriori sepolture (alcune di bovini, presumibilmente di epoca medioevale), condotte per arginare le ripetute esondazioni di un corso d’acqua sono solo alcuni degli elementi che ci permettono di proseguire il racconto attraverso i millenni. Un racconto che è in attesa di ulteriori risposte agli interrogativi insorti sull’area che dalla metà del XIX secolo è il cuore pulsante di Breno. Ma anche per comprendere meglio alcuni aspetti di quel passato legato ai culti dell’Età del Rame.

Che legame c’era tra i tre individui ri-sepolti insieme? Di cosa si occupava la giovane donna inumata da sola e perché era così importante? Come mai le perline rinvenute nelle sepolture ai piedi del castello di Breno ricordano fortemente la collana trovata nel sito di Pat, Ossimo? Il lavoro da fare non manca e si spera quindi di poterlo approfondire anche in vista della futura collocazione dei resti. Durante la presentazione è stato infatti reso noto che quanto rinvenuto nella campagna di scavo in Piazza Generale Ronchi a Breno troverà casa presso il MUPRE, Museo Nazionale della Preistoria, a Capo di Ponte.

Nel corso della serata abbiamo raccolto delle interviste. I contributi audio di Cristina Longhi, Serena Solano e Marco Baioni si potranno ascoltare durante la puntata di VocePRESENTE, in onda venerdì 7 giugno alle ore 10:10 sulle frequenze di Radio Voce Camuna. In seguito, il podcast si potrà riascoltare dalla pagina della trasmissione.

Incidente su via Nazionale a Gianico, intervento dell’elisoccorso

Incidente su via Nazionale a Gianico, intervento dell’elisoccorso

Una donna di 58 anni, passeggera sul suv guidato dal marito, è stata trasportata alla Poliambulanza di Brescia in seguito all’incidente avvenuto a Gianico, lungo via Nazionale, poco prma delle 16:00 di venerdì. L’auto con a bordo la coppia ha perso il controllo ed è finita contro una station vagon che viaggiava in senso opposto e che non ha potuto evitare l’impattto, piuttosto violento.

Sul posto i sanitari con le ambulanze di Santa Maria Assunta di Pisogne e della Croce Blu di Lovere, che hanno richiesto l’intervento dell’elisoccorso per la donna, che è stata trasportata nell’ospedale cittadino in codice giallo e che non sarebbe in pericolo di vita. I conducenti delle due vetture coinvolte sono stati trasportati all’ospedale di Esine.

La strada è rimasta chiusa per quasi 2 ore al confine tra Gianico e Darfo, e il traffico è stato deviato sulla superstrada. Sul posto per i rilievi i Carabinieri, mentre le operazioni di estrazione dei feriti dalle auto e di rimozione dei mezzi dalla strada sono state svolte dai Vigili del fuoco di Boario.

Riaperto il Passo Crocedomini da Bazena, lavori in corso al Passo Gavia

Riaperto il Passo Crocedomini da Bazena, lavori in corso al Passo Gavia

Nel tardo pomeriggio di ieri è stato riaperto il Passo Crocedomini, lato Valcamonica – Bazena. A comunicarlo è la Provincia di Brescia spiegando che il maltempo degli ultimi giorni ha ostacolato i lavori di pulizia del piano viabile verso il Gaver e Bagolino. Molto difficoltose, ha segnalato il Broletto, le operazioni per la pulizia dall’abbondante neve ancora presente sul manto stradale sul tratto della provinciale nel lato della Val Trompia – Maniva.

Si prevede che con molte difficoltà, martedì 28 maggio si possa riaprire un primo tratto della strada provinciale 345, detta, appunto “delle Tre Valli”, dalla località Bonardi alla località Cava Pedretti, in direzione Val Trompia. I lavori per l’apertura fino al passo proseguiranno anche nella prima settimana di giugno.

In alta Valle intanto proseguono i lavori per riaprire il Passo Gavia. Ruspe al lavoro nelle vicinanze del rifugio Bonetta: la data di riapertura della SS300 nel tratto bresciano tra Santa Apollonia nel comune di Ponte di Legno e località Plaghera in comune di Valfurva, il tratto che sale dalla Valtellina, è fissata per il prossimo 1 giugno, meteo e condizioni permettendo. Dal versante valtellinese le operazioni di sgombero e pulizia neve hanno ormai raggiunto il valico; dal versante camuno i mezzi di intervento stanno risalendo ripulendo piano piano la strada e facendosi strada tra due muraglie di neve. Il Passo è chiuso dallo scorso 20 ottobre.

Scuole in Musica di Verona, bei risultati anche per l’IC di Edolo

Scuole in Musica di Verona, bei risultati anche per l’IC di Edolo

Si è svolto a Verona nei giorni scorsi l’ottavo Concorso Nazionale “Scuole in Musica“. Questa edizione ha visto la partecipazione di oltre diecimila alunni provenienti da scuole situate su tutto il territorio Italiano. Suddivisi tra varie sezioni e categorie, i ragazzi hanno potuto esibirsi in un contesto di grande prestigio come il grandioso Palazzo della Gran Guardia.

A quest’edizione del Concorso hanno partecipato anche tre ragazzi della classe di clarinetto dell’Indirizzo Musicale della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Edolo, ottenendo degli ottimi risultati.  Si tratta di: Kevin Romelli, che ha ottenuto il 1° premio con un punteggio di 96/100, Sara Marniga, 1° premio con un punteggio di 95/100 ed Arianna Ramus, che ha ricevuto il 2° premio con un punteggio di 94/100.