Il fatto non costituisce reato: assoluzione per il curatore fallimentare della ex Selca

Il fatto non costituisce reato: assoluzione per il curatore fallimentare della ex Selca

Giacomo Ducoli, il curatore fallimentare della ex Selca di Berzo Demo, è stato assolto dall’accusa di abbandono incontrollato di rifiuti e inquinamento ambientale perché il fatto non costituisce reato.

La sentenza, pronunciata questa mattina dal gup di Brescia Marco Vommaro, chiude il processo celebrato con rito abbreviato, che aveva come unico imputato il commercialista di Breno.

Il pubblico ministero aveva chiesto per lui 1 anno e mezzo di reclusione per disastro ambientale: al centro del procedimento c’erano i 37mila metri cubi di rifiuti pericolosi abbandonati nello stabilimento dopo il fallimento della Selca. Secondo l’accusa, Ducoli non avrebbe eseguito le ordinanze degli enti per impedire l’aggravamento della situazione.

Dal canto suo il curatore, che già nel 2019 era stato assolto dalla stessa accusa, si è sempre difeso sostenendo di aver fatto tutto quanto nelle sue possibilità per far fronte all’emergenza ambientale, condividendo ogni scelta con il giudice fallimentare.

Nel processo si erano costituiti parte civile Regione Lombardia e Comune di Berzo Demo, che avevano chiesto rispettivamente 13 milioni e 50mila euro come risarcimento danni.

Nel frattempo a Forno Allione, in accordo con le curatele, procedono i lavori propedeutici alla partenza dei camion che porteranno in Germania le scorie ad elevate concentrazioni di fluoruri e cianuri accumulate nel sito e rimaste per anni esposte agli agenti atmosferici.

Bici tamponata da un’auto a Gorzone, grave ai Civili una 25enne

Bici tamponata da un’auto a Gorzone, grave ai Civili una 25enne

Restano gravi le condizioni della ciclista 25enne coinvolta questa mattina attorno alle 10:30 in un incidente a Gorzone di Darfo, sulla strada principale.

La giovane, originaria di Esine, stava salendo verso Angolo Terme in sella alla sua bicicletta, quando è stata tamponata dall’auto che la seguiva.

Una carambola difficile da ricostruire anche per le Forze dell’ordine: pare che toccata dall’auto, la bicicletta si sia come impennata portando la ciclista a sbilanciarsi all’indietro sfondando il parabrezza con la nuca. Un impatto molto violento nonostante il casco.

Immediati i soccorsi arrivati sul posto: l’equipe dell’ambulanza e il medico arrivato a bordo dell’automedicalizzata, le hanno prestato le prime cure, poi la ciclista è stata trasferita all’elicottero decollato da Sondrio e trasportata in codice rosso ai Civili di Brescia.

Illeso, ma sotto shock, l’anziano conducente dell’auto che viaggiava insieme alla moglie, anche lei illesa.

Sul posto sono rimasti gli agenti della Polizia stradale a effettuare i rilievi e quelli della locale a dirigere il traffico, gestito a senso unico alternato fino alla rimozione dei mezzi.

(Ha collaborato Claudia Venturelli)

Vezza d’Oglio, 69 enne in ospedale dopo l’incidente con la moto

Vezza d’Oglio, 69 enne in ospedale dopo l’incidente con la moto

Incidente questa mattina verso le 7:30 a Vezza d’Oglio, lungo la strada statale 42. Coinvolti due veicoli: una moto e un’automobile. Secondo le prime ricostruzioni, l’auto, mentre si stava immettendo nel parcheggio di un’attività del paese, non avrebbe visto la moto che sopraggiungeva in direzione di Edolo, probabilmente a causa del riflesso del sole.

Nell’impatto è rimasta ferita la passeggera della moto, una 69enne. La donna sarebbe rimasta schiacciata tra i due veicoli, riportando traumi a una gamba. È stata soccorsa e trasportata in ambulanza in codice giallo all’ospedale di Edolo.

Illesi, invece, il motociclista alla guida della due ruote e il conducente dell’automobile. I rilievi sono stati eseguiti dai carabinieri, nessuna particolare ripercussione sul traffico.

(Ha collaborato Giulia Cavagni)

Cedegolo, la storia del gruppo alpini è lunga 100 anni

Cedegolo, la storia del gruppo alpini è lunga 100 anni

Cento anni fa, a Cedegolo, un gruppo di reduci della Grande Guerra decideva di non disperdere quel patrimonio di fratellanza nato tra le trincee e le cime delle montagne. Era il 24 settembre 1926, quando nasceva il Gruppo Alpini di Cedegolo, fondato da Pietro Calufetti, Abramo Boldini e altri reduci del paese.

Un secolo dopo, quel legame continua a vivere nel segno della memoria e dei valori alpini. Il centenario è stato celebrato ieri, dopo le due serate di venerdì e sabato caratterizzate da eventi di intrattenimento e ricordo presso Casa Panzerini e nella chiesa parrocchiale.

Appartenente alla Sezione Ana di Vallecamonica, il gruppo di Cedegolo dal 2018 ha come presidente Pier Luigi Conti, e conta 20 alpini e una decina di amici. Si tratta di un gruppo che continua ad essere presente nel volontariato e al servizio alla comunità.

Dopo la suggestiva sfilata lungo via Roma e via Nazionale, con l’accompagnamento della Banda Musicale di Demo, gli alpini hanno deposto la corona d’alloro al monumento dei caduti e in piazza alpini, presso Casa Panzerini, dov’è situata anche la sede del sodalizio. Qui la Messa è stata celebrata dal parroco don Riccardo Camplani.

(Ha collaborato Stella Ruzza)

Il maltempo ha sollevato e fatto spostare i teli dal ghiacciaio Presena

Il maltempo ha sollevato e fatto spostare i teli dal ghiacciaio Presena

I teli che ricoprono il ghiacciaio Presena sono stati tolti in anticipo, e non per volere della società Carosello ma per opera del fortissimo vento che ha accompagnato il violento temporale di venerdì.

Nelle immagini della webcam di Ponte di Legno Tonale, alle 06:50 del 28 agosto, quando la giornata a 3000 metri sta per iniziare e all’orizzonte ci sono le prime nubi, i teli sono al loro posto.

Alle 16:10, orario a cui salta direttamente il timelapse, il cielo è nero e nera diviene anche la distesa che scende fino all’intermedio della cabinovia. I teli non ci sono più, quella che si vede, da qui in avanti scorrendo le immagini, è la neve rimasta tutta estate sotto la copertura geotessile che da 15 anni sta provando a salvare il ghiacciaio, che da quel momento finisce, nudo, sotto un altro temporale.

È la stessa società che gestisce gli impianti a confermare l’accaduto: i teli, pur ancorati al terreno, sono stati spazzati via dalla furia del vento e sono finiti nella scarpata a lato dell’impianto. Non tutti ma buona parte: la speranza è quella di poterli recuperare per rimetterli in posa il prossimo anno, visto il costo dell’operazione, che si aggira ogni anno attorno ai 350mila euro. Quelli che sono rimasti verranno rimossi, come da programma, a partire da questa settimana.