Mustang – Biagio Antonacci

Mustang – Biagio Antonacci

Torna Biagio Antonacci con un album di nove brani.

Partiamo dal titolo dell’album “Mustang”,

un nome molto personale,

era infatti il soprannome che Antonacci aveva da ragazzo.

Un titolo legato alla sua idea di avere una “testa libera”, una rappresentazione di libertà e spirito non condizionato.

Biagio Antonacci

Il quadro è abbastanza interessante: è un album breve, compatto,

ma proprio l’idea di libertà evocata dal titolo non sempre trova un equivalente musicale altrettanto audace.

Mustang è un disco di maturità, più che di rinascita.

Antonacci non sembra voler dimostrare di essere ancora quello di “Non so più a chi credere” o “Liberatemi“

piuttosto sembra più interessato a fotografare l’uomo che è diventato, con le sue responsabilità, i suoi rimpianti e quella parte di sé che continua a desiderare libertà.

Antonacci collega la libertà della mente, contrapposta alle responsabilità della vita adulta.

Il selvaggio della giovinezza diventa quindi una metafora della parte più istintiva di lui che non vuole essere addomesticata.

E questa idea attraversa effettivamente il disco:

il tempo che passa, gli errori, l’amore, le separazioni, il desiderio, libertà e bisogno di continuare ad avere un’idea per cui vivere.

“Mustang” è una bella apertura, chitarre e ritmo danno subito un’impressione di movimento.

È una buona dichiarazione d’intenti, anche se non è una rivoluzione.

“Capirai” è più introspettiva, certe cose si comprendono soltanto dopo averle vissute, bella ma prevedibile.

“Vivere con un’idea” è probabilmente una delle tracce più interessanti.

Ha più energia e soprattutto un tema forte:

non è necessariamente il raggiungimento dell’obiettivo a tenerci in piedi, ma il fatto stesso di avere qualcosa in cui credere.

“Facile” è forse il brano più sottile concettualmente: l’idea di provare a scrivere una canzone “senza cuore” e scoprire che non è possibile.

Poi arriva “Spiritualé” con Sayf, ed è forse il momento più contemporaneo dell’album:

vi è l’incontro fra il pop cantautorale di Antonacci e il linguaggio di Sayf che crea contaminazione,

e da segnalare il suo riferimento nella strofa ad un gol di Diego Armando Maradona, accostandolo al ricordo del padre che canta.

“You & Me” è invece il brano più immediatamente pop e radiofonico, ma non è quello che lascia maggiormente il segno.

“Certe verità”, sentimentale, alla fine di una relazione, riconoscere non soltanto le ferite ricevute ma anche quelle inflitte.

“Coppia di passaggio” è la sorpresa dell’album, l’idea che un amore non debba essere lungo per essere importante.

Infine “L’ultima canzone”, realizzata con Juli, porta un’altra apertura verso sonorità più contemporanee.

Copertina dell’album 2026

Radio Voce Camuna gli ha dato sempre spazio, considerandolo un autore con capacità melodiche e con comunicazione emotiva.

Il pregio di Mustang è la coerenza, le nove canzoni appartengono allo stesso momento emotivo.

Il limite dell’album è che Biagio rischia relativamente poco.

La sua scrittura, la sua voce e le sue strutture melodiche sono riconoscibili, ma spesso anche prevedibili.

Biagio Antonacci firma come autore/compositore tutti e 9 i brani, con alcune collaborazioni con Placido Salamone, Adam Viacava.

Un disco che parla di libertà attraverso una musica che rimane spesso dentro territori conosciuti. 

A 62 anni non ha necessariamente bisogno di reinventarsi completamente.

Sembra volerci dire: “questa è la persona che sono oggi, ma dentro di me c’è ancora quello di prima.

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Francesco Guccini

Francesco Guccini

Modena, 14 giugno 1940 – Pavana, 6 agosto 2026 

Francesco Guccini il cantautore di tutti i tempi,

per me il Maestrone che conferma il mio sentire, il mio essere,

sei giusta o forse no, ma sei così come sei, ognuno ha il suo splendore e la sua oscurità.

Ero una ragazzina di 12/13 anni e già lo ascoltavo, il mio padre saggio.

Giovane ed ingenua io ho perso la testa..sian stati i libri o il mio provincialismo..

ho iniziato a frequentare una radio da poco nata nel mio paese (Malegno),

non l’ho più lasciata, sono qui , anche ora che scrivo di lui, Radio Voce Camuna.

Lo devo ringraziare per le canzoni che ha scitto, i libri, le parole dette ai concerti,

ha sempre toccato e fatto vibrare quelle corde più intime ed essenziali che ti fanno sopravvivere:

La casa è come un punto di memoria
Le tue radici danno la saggezza
E proprio questa è forse la risposta
E provi un grande senso di dolcezza
(Radici)

Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore. E insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è un morte un po’ peggiore.(Canzone delle osterie di fuori porta)

Quand’io l’ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio
Sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
E non capivo che quell’uomo era il mio volto, era il mio specchio
Finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo
(Amerigo)

Non son razza padrona, non sono gente arcigna
Siamo volgari come la gramigna
Non so se è pregio o colpa esser fatti così
C’è gente che è di casa in serie B

Contandoli uno a uno non son certo parecchi
Son come i denti in bocca a certi vecchi
Ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
E sempre pronti a masticare il mondo
(Gli amici)

In fondo a quest’oggi c’è ancora la notte
In fondo alla notte c’è ancora, c’è ancora (Signora Bovary)

Tutto questo lo sai e sai dove cominciaLa grazia o il tedio a morte del vivere in provincia.Perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni. E abbiam gli stessi maliSiamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri, coglioni (Canzone quasi d’amore)

Vorrei restare per sempre in un posto solo
Per ascoltare il suono del tuo parlare
E guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
Impliciti dentro al semplice tuo camminare
E restare in silenzio al suono della tua voce
O parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
Dimenticando il tempo troppo veloce
O nascondere in due sciocchezze che son commosso
Vorrei cantare il canto delle tue mani
Giocare con te un eterno gioco proibito
Che l’oggi restasse oggi senza domani
O domani potesse tendere all’infinito
(Vorrei)

io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d’altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni…
(Addio)

un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’emozione non piena, non
colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
(Farewell)

È una cosa stata, cosa che sarà, può essere in un ghetto, fabbrica, città
Contro queste cose o chi non lo vorrà, contro chi va contro o le difenderà
Prima per chi perde e poi chi vincerà, uno ne finisce ed uno sorgerà
Sempre per il bene dell’umanità, chi fra voi kapò, chi vittima sarà
In un lager
(Lager)

Vedi cara è difficile spiegare
È difficile capire se non hai capito già
(Vedi cara)

Io chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
(Auschwitz)

Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada
Il domani come tutto se ne andrà
( Un altro giorno è andato)

E la canzone diventa un sasso
Lama, martello, una polveriera
Che a volte morde e colpisce basso
E a volte sventola come bandiera

La urli allora un giorno di rabbia
La getti in faccia a chi non ti piace
Un grimaldello che apre ogni gabbia
Pronta ad irridere chi canta e tace

Però alla fine è fatta di fumo
Veste la stoffa delle illusioni
Nebbie, ricordi, pena, profumo
Son tutto questo le mie canzoni
(Una canzone)

Sarà quando quell’ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quando il giorno dell’ultima volta
che vedrai il sole nell’albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare
(L’ultima volta)

I suoi libri:

Cròniche Epafániche (1989): Il suo acclamato debutto letterario focalizzato sull’infanzia a Pàvana.
Vacca d’un cane (1993): Incentrato sul periodo dell’adolescenza a Modena.
Cittanòva blues (1903): Il capitolo conclusivo della trilogia, dedicato agli anni di Bologna.
Dizionario delle cose perdute (2012) e Nuovo dizionario delle cose perdute: Nostalgiche e ironiche raccolte di oggetti, abitudini e parole ormai dimenticati dal mondo moderno.
Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto (2019)Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) (2021): Tre storie separate ma collegate dal rito della tavola e dello stare insieme
Così eravamo. Giornalisti, orchestrali, ragazze allegre e altri persi per strada (2024): Una raccolta di racconti che delinea la giovinezza dell’autore tra quadri storici e personali.
Romeo e Giulietta 1949 (2025): Romanzo di formazione incentrato su una storia d’amore sovversiva nell’Emilia del dopoguerra.

(Non ci sono tutti)


Calde le pere! (Uscita postuma, settembre 2026): Il suo ultimissimo romanzo, la cui pubblicazione è stata pianificata da Giunti Editore subito dopo la scomparsa del Maestro.

I romanzi gialli con Loriano Macchiavelli:

Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti (1997)
Un disco dei Platters (1998)
Lo spirito e altri briganti (2002)
Tango e gli altri (2007)
Malastagione (2011)
La pioggia fa sul serio (2014)
Tempo da elfi (2015)
Vola golondrina (2023)

io ho letto questa considerazione su i suoi libri che mi sembra appropriata

è di Paolo Jachia musicologo e semiologo:

«Non sono libri facili, i romanzi di Guccini, anche se, naturalmente, essendo libri profondamente legati al suo modo di raccontare, al suo mondo poetico, anche di primo acchito sono pur sempre libri appassionanti non solo perché imprevedibili nelle soluzioni linguistiche e stilistiche, ma più ancora perché questi romanzi sono profondamente legati tematicamente al nostro passato prossimo di ex contadini e miserabili neo-urbani, legati dunque al tempo antico, e in qualche modo fiabesco, dei nostri genitori e più ancora dei nostri nonni…»

Libro scritto da Paolo Jachia

Non so, non credo vi sarà un altro come lui,

ma i giovani (tanti già ci sono) lo conosceranno, lo ameranno, lo ascolteranno per sempre.

lui amava i gatti, in questa foto è con un gatto che è la coppia del mio.

Così lo voglio ricordare, farlo vivere ancora e ancora..

io, giullare da niente, ma indignato,
anch’io qui canto con parola sfinita,
con un ruggito che diventa belato,
ma a te dedico queste parole da poco
che sottendono solo un vizio antico
sperando però che tu non le prenda come un gioco,
tu, ipocrita uditore, mio simile…
mio amico…

https://www.francescoguccini.it

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Mauro Ermanno Giovanardi – E poi scegliere con cura le parole

Mauro Ermanno Giovanardi – E poi scegliere con cura le parole

Mauro Ermanno Giovanardi è nato a Monza nel 1962,

fin da giovane ha passione per la musica,

a soli 17 anni con il suo amico Luigi Velati forma un gruppo, gli Unknown Scream,

 nel 1986 fonda i Sir Chime and the Lovers, pubblicando due album.

Nel 1988 fonda i Carnival of Fools con Marco Magistrali.

Danno vita ad un Ep e poi a due album che ottengono un buon successo di pubblico e critica,

parteciperanno come supporto alla data Milanese del tour Let Love In di Nick Cave.

E’ il 1994 quando il gruppo si scioglie.

Ed eccoci ai mai dimenticati La Crus con Alex Cremonesi (autore di molti testi, ma non partecipe alla vita “pubblica” della formazione) e Cesare Malfatti (per poco è stato negli Afterhours),

da qui si prende la via della canzone d’autore.

Da qui la sottoscritta, (Daniela) non ha mai smesso di proporre le canzoni dei La Crus e di Giovanardi su Radio Voce Camuna

Cesare Malfatti e Mauro Ermanno Giovanardi

Il suo primo disco solista “Cuore a nudo” esce nel 2007,

il gruppo dei La Crus si scioglie definitivamente dopo la pubblicazione del loro primo disco live nel 2008.

2011 – Ho sognato troppo l’altra notte? – 2013 – Maledetto colui che è solo – 2015 – Il mio stile – 2017 – La mia generazione.

Nel 2023 esce un 45 giri da collezione, sul lato A la canzone Cosa resterà,

sul lato B una rivisitazione di Una storia sbagliata di Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola, omaggio a Pier Paolo Pasolini.

Sempre nel 2023, partecipa alla reunion dei La Crus, nel 2024, esce un nuovo album di inediti della band, “Proteggimi da ciò che voglio”

Nel 2026 finalmente il grande ritorno, tanto atteso, ma ripagato dall’album “E poi scegliere con cura le parole“

2026 – E poi scegliere con cura le parole

Disponibile in cd e in doppia edizione vinile.

Una bella sorpresa per tutti noi che abbiamo amato i La Crus e gli album di Mauro Ermanno Giovanardi.

Giovanardi ha scelto con cura le parole come dice il titolo dell’album, l’ha sempre fatto e questo non ci stupisce.

Ancora una volta come nel suo primo album solista si mette a nudo.

Apre Il buio nella pelle dove descrive una situazione che molti provano, quella di non appartenere al modo ormai comune di comunicare (social ecc.), di essere,

un presente diverso da quello che si è sognato, creduto.

Veloce il secondo brano ci descrive la quotidianità di oggi, siamo sempre più veloci e meno attenti nel “vedere” quello che si ha attorno.

Si passa poi a La coscienza della mia generazione, scritta con Francesco Bianconi, uno sguardo sulla sua generazione (che è anche la mia).

Anni Zero, il tempo che unisce due generazioni, quando un genitore ascolta con il figlio/a la stessa canzone,

Amore giuda affronta il tema del tradimento,

Di Struggente amore eh si l’amore è come sempre il sentimento che da interezza alla vita.

Fermami con atmosfere swing fa una richiesta: essere scelti.

Per cantare più forte, scritto insieme a Colapesce, parla di confusione interiore, il bisogno di cantare a squarciagola per sentirsi vivi.

Il numero che viene dopo lo dice già il titolo e la frase “In quale tasca hai messo il tuo orgoglio uomo, sei soltanto il numero che viene dopo” l’amarezza di sentirsi semplici ingranaggi intercambiabili.

Un Errore, l’imperfezione come sinonimo di creatività, libertà, del resto non si dice che è dagli errori che si impara?

Non credo nei miracoli, non soluzioni facili ma fatica, costanza ogni giorno.

Ogni volta di noi due, la fame di viversi: cos’altro importa se il paradiso è qui?

Ha ragione Shopenhauer, con atmosfere jazz il brano che chiude l’album tratta lo smarrimento, l’inquietudine,

le domande che ci poniamo, avranno mai risposta? 

Molti brani scritti a quattro mani con:

Alessandro Cremonesi e Cesare Malfatti ex La Crus, Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Cheope e Giuseppe Anastasi.

Musicalmente raffinato, elettronico, unisce cultura musicale, contemporanietà, la canzone d’autore in un’altra veste.

Alcuni anni fa Giovanardi ha lavorato ad uno spettacolo su Alda Merini, e studiando il suo materiale,

si è imbattuto in questa frase detta dalla Merini in un’intervista:

“Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire”, una frase che è sempre stata il suo obiettivo.

E poi… la sua voce, è la sua firma, avvolgente, che canta le nostre vite, le sconfitte, le cadute, i nuovi inizi, la gioia, l’amore,

…scegliendo le parole con cura.

https://www.facebook.com/mauroermannogiovanardi/?locale=it_IT
jovanhard@gmail.com

Il Suono della Volpe 2026

Il Suono della Volpe 2026

Racconti di musica, suoni e storie.

incontri Estate/Autunno 2026 – Seconda edizione – Costa Volpino (Bg)

Il Suono Della Volpe torna riportare la musica live in alcune delle frazioni che ne compongono il vasto territorio.

Paolo Mazzucchelli ne è il direttore artitico, non potevamo che ospitarlo a Radio Voce Camuna in Qualcosa da Dire con Daniela Pezzoni mercoledì 8 luglio 2026 alle ore10:30 (in replica venerdì 10 luglio alle 16:15)

Mazzucchelli ha raccontato la rassegna, ha segnalato l’importanza della musica live, dell’incontrarsi e condividere la passione verso determinata musica:

Quattro gli appuntamenti previsti per questa estate,

concerti nei quali l’alta qualità artistica si sposa con una fruibilità immediata, resa ancor più coinvolgente dalla capacità di “tenere il palco” di artisti del calibro di Cek & the Stompers, Alessandro Ducoli, Rusty Fingers, Max De Bernardi & Veronica Sbergia.

Domenica 28 giugno 2026 – ore 21 – COSTA VOLPINO Baia Delle Rose CEK & THE STOMPERS (che abbiamo già gustato)

(In collaborazione con il PISOGNE BLUES FESTIVAL)

Cek Franceschetti, bluesman autentico, schietto e semplice dagli anni 90 presente sui palchi di mezza Europa e USA, continua il viaggio nel blues con gli Stompers, band solida di grande impatto musicale ed emotivo.

Il progetto artistico, che consolida la forte presenza e l’anima roots di Cek, imbocca una nuova strada fatta di ricerca e sperimentazione, di terreni su cui radicare e far germogliare nuove espressioni musicali dove il blues non si pone limite e confini.

Del giugno 2024 è “Mr Red“, album uscito per l’etichetta americana Gulf Coast Records che ha raccolto ottime recensioni ed unanimi consensi, così come i suoi infuocati e trascinanti “live act”.

Sabato 11 luglio 2026 – ore 18 – VOLPINO piazza maestro Bertoni DUCOLI, GAFFURINI, CORINI, CARRARO (io adoro il Ducoli)

(In caso di maltempo presso Auditorium “caduti del Lavoro” di via Nazionale)

Il cantautore Alessandro Ducoli presenta le sue canzoni, dagli esordi di Lolita’s Malts e Malaspina, fino ai più recenti Brumantica, Sandropiteco, Diavoli e contrari e Romanticismo approssimativo, (ascoltateloooo, soprattutto: Gli alberi diventano disegni) passando per le scorribande FolkAndRoll del “fratello maleducato” Cletus Cobb.

Un live act di grande forza narrativa ed emotiva in cui il Ducoli non tralascia di proporre i migliori episodi della sua ormai lunghissima discografia: Succo di mela, Giovanna, Sgangherata, Sandropiteco, I tuoi meravigliosi occhi, Prima che abbia vinto Milano.

Ad arricchire il concerto curiosi aneddoti improvvisati secondo gli schemi del più autentico Teatro-Canzone all’italiana. Un concerto selvatico, libero e appassionato.

Non è che questa Volpe.. ci porta a sognare…

Domenica 12 luglio 2026 – ore 18 – VOLPINO  piazza maestro Bertoni RUSTY FINGERS

Collettivo di musicisti bresciani si rivelano una band “insolita”, divertente e fuori dagli schemi.

Nati quindici anni orsono dall’unione di un gruppo di amici appassionati di musica, propone brani tradizionali americani di inizio ‘900 così come brani di altri artisti che hanno segnato la storia del blues, abbinando alla musica aneddoti e curiosità su testi e autori.

Domenica 9 agosto2026  – ore 18 – CERATELLO centro San Giorgio MAX DE BERNARDI & VERONICA SBERGIA

Max & Veronica sono tra i più apprezzati interpreti europei della musica roots americana delle origini.

Il loro repertorio attraversa ragtime, country blues, early jazz e hillbilly, riletti con energia contemporanea, grande personalità e un tocco di ironia che li rende immediatamente coinvolgenti.

Sul palco il chitarrista Max De Bernardi, raffinato maestro del fingerpicking, e la cantante Veronica Sbergia,

performer pluripremiata e carismatica, creano un concerto vivo e partecipato,

in cui l’eccellenza musicale si unisce a un dialogo spontaneo e divertente con il pubblico.

Ogni live diventa così un’esperienza calda, gioiosa e unica.

Cek and the Stompers
Rusty Fingers

Altrettanto stimolante è la parte autunnale della manifestazione, ideale prosecuzione dei primi quattro appuntamenti:

nei mesi di ottobre, novembre e dicembre tre serate affronteranno il tema Musica anche con un taglio letterario grazie allo storytelling di Donato Zoppo e Michele Cortese e alla presentazione dei libri del giornalista Paolo Vites e di Alice Montalbetti.

Venerdì 9 ottobre – ore 21 – Cinema Iride Costa Volpino

LA SERA DEI MIRACOLI

attraverso la canzone italiana con DONATO ZOPPO e MICHELE CORTESE

Attraverso la canzone italiana è lo storytelling-concert di Michele Cortese e Donato Zoppo che, dopo il successo dello spettacolo dedicato a Lucio Battisti e Mogol, il musicista pugliese e lo scrittore campano hanno ideato e con il quale reinventano e raccontano alcune canzoni dei più amati cantautori italiani.

 La sera dei miracoli è uno spettacolo intimo, costruito intorno al dialogo tra voci, chitarre e tastiere, incentrato sulle storie degli amatissimi Lucio Dalla, Franco Battiato, Fabrizio De André, Ivan Graziani e Lucio Battisti.

Il concerto unisce la narrazione di Zoppo (la genesi delle canzoni, la poetica e il ruolo dei cantautori tra anni ’70 e ’80, le connessioni con musica, politica e cultura dell’epoca) e l’affascinante interpretazione acustica di Cortese.

Donato Zoppo e Michele Cortese –  La sera dei miracoli 

Venerdì 13 novembre – ore 21 – Auditorium comunale “Caduti del lavoro” (accesso da via Nazionale)

PAOLO VITES  e PIER ANGELO CANTU’ Presentazione del libro “Boomer’s Story – come la musica ci ha salvato la vita”

Un viaggio nella memoria di una generazione che ha trovato nella musica rock la propria voce, la propria libertà e il proprio modo di stare al mondo.

L’autore, con uno sguardo intimo ma sempre lucido, racconta gli anni Settanta attraverso dischi, canzoni, concerti, negozi e film che hanno segnato un’epoca e un immaginario collettivo.

Boomer’s Story (come il leggendario album di Ry Cooder) non è un saggio né una cronaca musicale, ma un racconto personale fatto di emozioni, incontri, ricordi e scoperte:

la musica come rifugio, come compagna di vita e come specchio di un tempo in cui tutto sembrava possibile.

Tra vinili consumati e sale cinematografiche fumose, si ricompone la mappa di una generazione che cercava senso e identità, e che nel rock trovò un linguaggio universale.

Il lettore è così accompagnato in un percorso di riflessione sulla forza del rock come espressione emotiva, spirituale e sociale, capace di parlare ancora oggi a chi voglia ritrovare quei valori autentici, quella passione e quella sete di libertà che hanno fatto da colonna sonora a un’epoca irripetibile.

Libro di Paolo Vites – Boomer’s Story – come la musica ci ha salvato la vita

Venerdì 11 dicembre – ore 21 – Auditorium comunale “Caduti del lavoro” (accesso da via Nazionale) ALICE MONTALBETTI presentazione del libro “Viale Montenero, 55”

Caesar Monti, al secolo Cesare Montalbetti, è stato fotografo e regista di fama internazionale, legando la sua firma non solo ad alcune delle più popolari copertine di 45 giri e LP della discografia italiana, dal pop al prog, ma anche al campo della pubblicità e dell’arte visiva.

A lui cui piaceva definirsi “poeta dell’immagine”, a dieci anni dalla scomparsa la figlia Alice Montalbetti,

qui al suo esordio letterario, dedica questo libro ripercorrendo, attraverso una divertente e curiosa narrazione romanzata e autobiografica, l’era della storica e originalissima casa-studio del padre in viale Monte Nero 55,

all’epoca frequentata da cantanti, complessi e artisti legati in primis all’etichetta Numero Uno.

Un’occasione per scoprire o riscoprire il ruolo di uno sperimentatore che meriterebbe di essere conosciuto più apertamente di quanto non sia stato riconosciuto in vita,

attraverso le vicende quotidiane di una bambina e altri personaggi protagonisti di un luogo divenuto punto di ritrovo leggendario per il mondo discografico della Milano anni ’70.

ALICE MONTALBETTI

L’organizzazione è a cura dell’Amministrazione Comunale di Costa Volpino (Bg) in particolare dell’Assessorato alla Cultura, che con questa iniziativa si pone l’obiettivo di unire luoghi caratteristici del territorio e musica di qualità.

Un festival che si sviluppa nel corso dell’intero anno e che si rivolge ad un target di pubblico il più vasto possibile con l’obbiettivo di divenire, nel corso degli anni, appuntamento fisso per appassionati di musica e non, caratterizzandosi per la simbiosi fra territorio e passione per la musica e la cultura.

In caso di maltempo presso Auditorium “caduti del Lavoro” di via Nazionale

https://www.comune.costavolpino.bg.it/it/news/rassegna-di-musica-e-incontri-il-suono-della-volpe-periodo-giugno-settembre-2026

Festival lago d’Iseo Jazz 2026

Festival lago d’Iseo Jazz 2026

Il festival Lago d’Iseo Jazz-La Casa del Jazz Italiano vara la XXXIV edizione che,

oltre alla sede storica di Iseo (Bs) e a quella, ormai perfettamente integrata nella rassegna, di Palazzolo sull’Oglio (Bs),

si sposta anche a Predore, sulla sponda bergamasca del Sebino, grazie alla collaborazione con l’Accademia Tadini di Lovere, mantenendo il patrocinio di MIDJ l’associazione che raggruppa i musicisti italiani di Jazz,

oltre alla pluriennale collaborazione con Rai Radio Tre quale media partner dell’iniziativa.

La manifestazione pone come sempre la musica al primo posto e lo fa in splendidi contesti ambientali:

sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea di Iseo, con tre chiese una di fronte all’altra;

nel Parco delle Tre Ville di Palazzolo sull’Oglio, luogo altamente suggestivo e di grande impatto naturalistico;

nel bellissimo auditorium costruito nella Chiesa di San Giovanni Battista a Predore e nella superba ambientazione del grande prato-solarium del Sassabenek, di nuovo a Iseo.

I concerti come sempre aperti da un’agile guida all’ascolto che integra culturalmente la proposta musicale

presentano la consueta ed equilibrata presenza tra grandi personalità della scena jazzistica nazionale e talenti emergenti, progetti speciali e una grande varietà stilistica.

Con il gruppo del sassofonista Gianni Denitto, autore del disco The Shadow Line (classificato tra i 100 migliori album jazz del 2025 dalla rivista Jazzit), prende il via venerdì 19 giugno a Iseo, sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea, la nuova edizione del festival.

La proposta di Denitto trae ispirazione dall’omonimo romanzo scritto nel 1917 da Joseph Conrad:

la musica è stata, infatti, composta pensando a un viaggio simbolico che attraversa le tappe dell’esperienza umana, tra grandezza e miseria.

Gianni Denitto

Sabato 20 giugno, sempre a Iseo (Bs)e sempre sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea, sarà la volta del nuovo, entusiasmante trio del trombettista Giovanni Falzone.

Con la Freak Machine il musicista siciliano propone un jazz nel quale si utilizzano materiali provenienti da un vasto universo sonoro che comprende il punk, il funky, il rock, la musica eurocolta contemporanea e l’elettronica.

Giovanni Falzone – Freak Machine

Giovedì 25 giugno, il lido Sassabanek di Iseo (Bs) ospiterà due concerti: quello del quintetto del trombettista Marco Mariani e quello del sestetto del pianista Claudio Angeleri.

Dato che ricorre il centenario della nascita di Miles Davis, figura chiave nella storia del Jazz e della musica del Novecento,

Mariani dedica a questo straordinario artista il suo nuovo progetto,

nel suo percorso musicale ha già realizzato programmi originali anche su altre grandi personalità della tromba e della composizione jazz.

Unendo diverse generazioni di musicisti, tutti legati dalla comune esperienza ai milanesi Civici Corsi di Jazz, per esplorare la musica del famoso quintetto davisiano degli anni Sessanta.

Marco Mariani

Di seguito troveremo il sestetto del pianista e compositore Claudio Angeleri, affiancato da Paola Milzani (voce ), Gabriele Comeglio (sassofoni), Michele Gentilini (chitarra), Marco Esposito (basso elettrico) e Matteo Milesi (batteria).

Per Lago D’Iseo Jazz, il musicista bergamasco presenterà un progetto nato nel 2001 e coronato da grande successo: From Be to Pops nasce dall’idea di portare nel jazz di impronta contemporary mainstream una serie di brani provenienti dalla canzone italiana,

da quel pop che è il corrispondente nazionale dei grandi evergreen americani. In sostanza, un concerto che ha in programma celebri canzoni scritte da autori quali Gino Paoli, Fabio Concato, Bruno Martino, Pino Donaggio, Roby Facchinetti e Carlo Alberto Rossi.

Claudio Angeleri e il suo quintetto

Venerdì 26 giugno il festival si sposterà a Predore (Bg) per il concerto dell’Enrico Intra Group all’auditorium civico San Giovanni Battista.

Dopo aver festeggiato il traguardo dei novant’anni nella scorsa edizione del festival, di cui è testimonial musicale,

Enrico Intra continua a stupirci per la sua vitalità straordinaria e per l’attenzione che rivolge alle nuove generazioni di musicisti.

Presenterà il suo ultimo progetto, che ha appena visto la luce in un disco dell’etichetta romana Alfamusic, titolato come questo concerto: IN-TRA In Duo.

Enrico Intra

Il festival si concluderà sabato 27 giugno a Palazzolo sull’Oglio con due concerti nella bellissima cornice del Parco delle Tre Ville che vedranno impegnati, rispettivamente, Paolo Birro in piano solo e il quartetto di Eugenia Canale.

Per il centenario della nascita di John Coltrane,

gli organizzatori di Lago D’Iseo Jazz hanno commissionato a Paolo Birro

un omaggio dedicato alle composizioni del sassofonista afroamericano, una delle più rilevanti personalità dell’intera storia del jazz.

un percorso in piano solo potrà sembrare strano, eppure,

svincolato dal suono del sassofono, il mondo musicale coltraniano ci apparirà in una veste differente.

Birro ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e all’estero

e come didatta ha insegnato nelle più prestigiose istituzioni didattiche italiane.

Paolo Birro

Infine spazio alla pianista e compositrice Eugenia Canale e al suo Rebus Quartet,

completato da Guido Bombardieri (sassofono e clarinetto), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Roberto Paglieri (batteria).

Turandot, l’ultima opera di Giacomo Puccini, che come tutti sappiamo il Maestro non terminò

è al centro della musica di questa formazione, che ha pubblicato per l’etichetta Abeat la sua versione per quartetto jazz di alcune arie del capolavoro pucciniano, tra cui la celeberrima Nessun dorma.

Eugenia Canale

Un grazie ad Andrea Conta per le informazioni e le foto che gentilmente ha passato a Radio Voce Camuna

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Andrea Chimenti

Andrea Chimenti

“È passato molto tempo da quegli anni ’80 che hanno visto i miei primi approcci alla musica.

Oggi mi fa un certo effetto vedere in sequenza tutte le copertine degli album realizzati in questi anni.

Ogni disco è una storia diversa e appartiene ad un diverso periodo musicale, ma c’è una cosa che li accomuna tutti:

non aver mai cercato di seguire tendenze, non aver mai fatto parte di un filone o di una particolare famiglia musicale.

Questo ha reso spesso le cose più difficili, ma mi ha regalato un impagabile senso di libertà“.

Questo è ciò che si trova scritto aprendo il sito di Andrea Chimenti. Questo è Andrea Chimenti.

Io (Daniela), lo seguo da sempre e amo tanti suoi brani, oltre a proporvelo alcune volte in “Canzone d’Autore” al mercoledì alle 20:45 su Radio Voce Camuna non posso che scriverne sul nostro sito.

Dal 1983 al 1989 Andrea Chimenti è il cantante dei Moda, uno dei gruppi capostipiti del rock italiano.

MODA

Con i Moda realizza tre album, nel 1990 inizia la sua carriera solista.

Carriera solista fatta di dischi sempre colti, eleganti, con collaborazioni d’alto livello.

Siamo nel 1992 quando realizza il suo primo album “La maschera del Corvo Nero” insieme a Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli.

Successivamente Andrea dà il proprio contributo a una compilation dedicata a Rino Gaetano con il brano “Escluso il cane”.

Il suo secondo disco esce nel 1996 “L’albero pazzo”,

Qohelet“,del 1997 è in collaborazione con l’attore Fernando Maraghini

nel 1998 con lo stesso Maraghini e con Maria Erica Pacileo fonda l’etichetta discografica La via dei canti,

nello stesso anno esce Il cantico dei cantici, dove l’attrice Anita Laurenzi, sulle musiche composte da Chimenti legge l’omonimo testo biblico.

Nel 2000 debutta con lo spettacolo “Il porto sepolto” ed esce l’album omonimo,

“Vietato morire” esce nel 2005 ed è realizzato con Massimo Fantoni e Matteo Buzzanca,

nel 2010 dopo cinque anni dal precedente troviamo lo splendido “Tempesta di fiori“, 2014”Yuri“,

2017 il live “Andrea Chimenti canta David Bowie“, il suo decimo album in studio “Il deserto, la notte, il mare” è del 2021.

Un uomo che è riuscito a conciliare la musica con il teatro, il cinema, la danza e la letteratura.
Un artista completo che vive di arte e ha seguito sempre le sue passioni.

In questo 2026 torna con “Del mio cuore infondo Collection vol.1” contiene dieci tracce ed è il primo disco di un progetto nato per festeggiare i 40 anni di carriera.

Canzoni prese da vari album, dagli esordi con i Moda fino a “Il deserto la notte il mare”.

Risuonate e ri-arrangiate con la collaborazione di artisti del calibro di Gianni Maroccolo, Mauro Ermanno Giovanardi,

Tori Sparks, gli ex Moda Fabio Chiappini e Fabio Galavotti, Massimo Fantoni, Shaw Lee, Giorgio Cedolin ed il figlio Francesco Chimenti. 

L’album nasce grazie a dei musicisti, guidati da Chimenti, che si sono inoltrati nei 40 anni di musica di questo delizioso artista.

Ascoltando l’album ci si rende conto che nonostante il tempo passato, i brani sono attuali, e fanno parte di ieri, oggi e di domani.

Chimenti ha scitto dei libri, il suo primo romanzo nel 2014 Yuri (Zona), nel 2020 la raccolta di racconti con audiolibro L’Organista di Mainz (Lorusso Editore), nel 2026 Senza fermata (Ronzani)

Andrea Chimenti di origini reggiane, è senz’altro una delle voci più belle, che ci rende fieri della nostra musica/canzone italiana.

https://www.andreachimenti.it/